Lapo Ferrarese
© Lapo Ferrarese - 2014

“INCUBI: racconti horror” (11/02/2011)

“Qualcosa stava scivolando giù dal muro! Sembrava una macchia di sporco che stesse colando dal piano di sopra, rapida ma inesorabile, senza alcun rumore. Ma non era tanto quello a incuriosirlo, quanto il fatto che la ‘cosa’ sembrava cambiare direzione volontariamente”.  Tre storie, tre inquietanti narrazioni racchiuse in 177 agilissime pagine, tre racconti brevi che recuperano le atmosfere fascinose di Ai confini della realtà. Un libro breve ma incisivo, quello del fiorentino, classe 1969, Lapo Ferrarese, grande appassionato di horror e fantascienza che per Galaad Edizioni ha pubblicato questa interessantissima opera seconda. A due anni da Ombre. Racconti del mistero, ecco che arriva Incubi. Racconti horror, libro in cui Ferrarese recupera le paure infantili e adolescenziali più profonde e le trasforma in allucinanti ossessioni reali, risucchiando i suoi sfortunati personaggi in un vortice oscuro da cui non c’è possibilità di ritorno. Nell’horror non esiste il lieto fine, e come nelle più riuscite fiabe gotiche Ferrarese non lo cerca mai, sorvolando giustamente su possibili considerazioni etiche o moralistiche, lasciando fluire il male in tutta la sua virulenza, nei terrificanti epiloghi. Ecco che tre storie semplici e ben congegnate, se lette con la giusta disposizione e con la passione per gli incubi e i misteri sapientemente narrati, diventano tre momenti di puro e piacevole intrattenimento orrorifico. Difatti non è tanto l’originalità delle storie in sé (difficile trovare originalità nella letteratura di genere, inutile soffermarsi troppo su questo aspetto) a convincere il lettore, quanto il taglio scelto dall’autore, la sua capacità di restituire in poche pagine non soltanto l’atmosfera incubotica necessaria a catturare l’attenzione, ma anche e soprattutto una convincente caratterizzazione psicologica dei personaggi, cosa ben più difficile nel racconto breve. Ad ogni modo, prima di approfondire ulteriormente i motivi per i quali Incubi è un’opera di genere più che convincente, ma senza svelarvi troppo, è d’obbligo lasciarvi qualche traccia delle trame sviluppate dallo scrittore fiorentino. Nel primo racconto, Verdetto, un poliziotto e tre rapinatori sono vittime di ignote forze malefiche che si manifestano, nell’incredulità dei presenti, al termine di un inseguimento che culmina nel buio notturno un’aperta campagna. Nel secondo, Mostri in soffitta, una soffitta dai misteriosi poteri e una creatura terrificante perseguitano un adolescente rimasto solo durante la notte. Nel terzo, La villa, un ricevimento che si tiene in una villa abbandonata, a cui partecipano vip del mondo dello spettacolo, della cultura, della politica e dello sport, si trasforma in una trappola mortale per alcuni ospiti.   Tre storie in cui la tensione rimane costante, si diceva in sede di introduzione, grazie a una scrittura che risente notevolmente e in positivo delle passioni dell’autore, sviluppate su carta a perfetto uso e consumo degli appassionati di genere. E mi spiego meglio: Ferrarese dimostra di conoscere perfettamente i tempi dell’innesco della paura, dosa con assoluto mestiere i tempi dell’attesa, generando l’ansia naturale di chi legge nel volerne subito sapere di più. Proprio nella gestione dell’attesa, nel far salire progressivamente e in parallelo curiosità e inquietudine, l’artista toscano trova il punto di forza per sorreggere una narrazione che mantiene un’invidiale misura. Non c’è davvero una riga di troppo, né epiloghi irrisolti o curiosità che restano sul campo, tutto sembra essere stato pensato e costruito entro una cornice che conosceva originariamente il suo limite, e che peraltro è pronta ad essere dilatata da mano esperta in forma filmica. I tre racconti, difatti, si prestano splendidamente alla traduzione cinematografica, sono delle piccole sceneggiature in sé, a ben guardare, che nelle giuste mani potrebbero davvero dar vita a un prodotto interessante, vista l’assoluta carenza di opere di genere e la mancanza di qualità dei pochi film horror italiani in circolo negli ultimi anni.   Entrando nello specifico dei tre racconti, notiamo come l’ambientazione del primo sia sicuramente la più originale delle tre, e che anche l’aspetto puramente spaventevole abbia la sua indubbia potenza immaginifica, considerando lo sviluppo della trama. Nonostante ciò, e partendo dal presupposto inequivocabile che Mostri in soffitta e La villa hanno un’ambientazione e degli snodi narrativi sicuramente più consueti, questi ultimi due racconti fanno però maggiormente breccia nell’inconscio e negli universi onirici sopiti del lettore, perché evocano incubi primordiali e paure ancestrali a cui nessuno di noi può essere, o quanto meno essere stato, immune. Ecco perché Incubi, titolo quanto mai calzante, visto il tema che ricorre, ovvero andare a sondare gli anfratti nascosti, i labirinti oscuri percorsi dal nostro sé infantile, sempre protetto e occultato, soprattutto in età adulta, ma costantemente pronto ad emergere ad ogni richiamo di questi affascinanti incantatori che sono i narratori. In questo Ferrarese sembra essere molto vicino al primo Dario Argento, quello che trasformò in ossessioni visive una scrittura (Argento inizialmente voleva essere solo uno sceneggiatore) che accresceva le sue perverse e inquietanti distorsioni orrorifiche mutuate dagli incubi dell’infanzia. Quegl’incubi che restano, radicati e potenti, che non svaniscono mai. Si trasformano soltanto, pronti a riemergere per essere rielaborati, vinti, superati, comunque mai dimenticati, o per diventare, attraverso l’arte sublime della narrazione, eterni compagni di viaggio delle nostre notti insonni.  di Federico Magi http://www.lankelot.eu/letteratura/ferrarese-lapo-incubi-racconti-horror.html   Il pezzo uscito sul Secolo D'Italia del 17.02.2011
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